[English abstract: I read the book The dark side of Google, about some problematic issues of Google. It is interesting, although I have some remarks. ]
Ho letto The dark side of Google, cioè la versione liberamente scaricabile di Luci e Ombre di Google (che nella pagina in inglese viene presentato come Google’s Light and Shadow, opera italiana di autori anonimi.
Punti positivi:
- la questione privacy (p. 60, ma permea più o meno tutto il libro)
- la posizione sulla (non) neutralità della tecnologia (p. 76): dipende da coma la usi
- la riflessione sul motore di ricerca come porta d’accesso alla conoscenza (p. 65): molto interessante, è più comodo usare un motore di ricerca piuttosto che altre risorse, questo modifica il nostro approccio all’informazione e alla conoscenza, quali saranno le conseguenze?
- l’ammissione (finalmente!) che il mondo virtuale non è affatto virtuale: è digitale, ma reale quanto quello qui fuori (p. 74)
- il discorso sulla proprietà intelletuale (p. 70), che non è più adatta ai nostri tempi
- la questione della formazione, cioè della conoscenza per difendersi da abusi che potrebbero venire dall’uso improprio delle tecnologie (ma perché dev’essere “autoformazione”? le scuole fanno tutte così schifo?), p. 76
Punti negativi:
- a volte c’è troppa ideologia, un po’ tendenziosa (p.es. a p. 55, primo paragrafo), peccato perché offusca i punti positivi di cui sopra
- non viene rivelato alcun segreto
- molte critiche potrebbero essere rivolte a qualsiasi azienda del mondo capitalista
- qualche imprecisione
Forse l’eccesso di ideologia deriva da un equivoco: gli autori hanno una paura eccessiva di Google e affermano che Google millanta risultati democratici, trasparenti ecc. (p. 75). Onestamente, non mi pare proprio. Google è un’azienda che propone sul web un motore di ricerca, cioè nient’altro che un sistema di information retrieval applicato al web. I sistemi di information retrieval sono ben noti da molti anni, molto prima dei motori di ricerca. Essi usano un algoritmo di ranking, cioè il sistema con cui decidono in che ordine proporre i risultati, stimando la rilevanza che i risultati possono avere per la query posta. Nessuno pretende che le risposte a una query abbiano una qualche valenza filosofica, democratica o politica: è un sistema automatico. Vengono usati molti metodi per migliorare la stima della rilevanza, alcuni dei quali prevedono una profilazione dell’utente.
Tra l’altro, si capisce che Google e gli altri motori di ricerca tengano ben nascosto il loro algoritmo di ranking: è il loro segreto industriale, ciò intorno a cui ruota il loro business. E tra l’altro, speculazioni sul ranking esistono da tempo e il New York Times ha recentemente rivelato qualche dettaglio.
Possiamo anche non credere a queste cose e pensare che Google ci stia ingannando. Ma questa è un’altra questione.
Comunque, ho trovato interessanti gli approfondimenti – tecnologici ma non troppo – per affrontare alcuni temi su cui è necessario riflettere. Peccato per alcune imprecisioni, a cominciare dalle spiegazioni sulla link popularity, che ostinatamente parlano di recensioni, quando è un concetto basato sulle citazioni.
Mi piacerebbe che venissero approfonditi alcuni concetti: tutta la questione della fiducia nell’ambito dei social network, per esempio.
Tra i vari commenti, segnalo quello di Mauro Lupi, quello di Carlo Perassi e quello di fil.tro. Per un approfondimento sui cookies si veda Johnnie Maneiro.