[en: Azione meets Roger De Weck, to talk about swissness]
Azione incontra pensatori contemporanei svizzeri per parlare dei concetti di letteratura, patria e svizzeritudine (certo che swissness suona meglio, ma non va bene, vedasi sotto).
Settimana scorsa il personaggio era Roger De Weck, intervistato da Simona Sala. Economista, pubblicista e professore, De Weck parla del futuro svizzero da protagonista, nonostante a sud delle alpi sia poco noto.
Secondo De Weck, il patriottismo va visto come sentimento positivo: la svizzeritudine è la riflessione sulle virtù svizzere (pragmatismo e rispetto per il prossimo, capacità al compromesso) e non mera imitazione degli USA (swissness).
La Svizzera e gli svizzeri soffrono di un complesso di superiorità e di un complesso di inferiorità: a volte si sopravvalutano (per esempio quando pensano che il segreto bancario sia inattaccabile, ma poi sono costretti e cedere), altre volte ritengono di non avere peso nel mondo o in Europa (e quindi non vogliono entrare nelle istituzioni come ONU e UE, ma l’esperienza all’ONU insegna che un peso la Svizzera ce l’ha, eccome). E in effetti De Weck sostiene l’adesione all’UE, cosa che mi dà da pensare perché io non ne sono convinto.
Secondo De Weck, gli intellettuali in Svizzera spesso non vengono ascoltati e si rammarica perché vengono presi poco sul serio, derisi e ghettizzati. O si ghettizzano da soli. Invece andrebbe promosso un dialogo con e tra intellettuali.
De Weck sottolinea alcune sfide che la Svizzera deve affrontare, rendendosi conto che uno dei collanti che finora ha tenuto insieme la Svizzera è il benessere. Ora è necessairo cercare nuovi aspetti comuni.
Le tre sfide sono:
- il potere della piazza finanziaria, oggi decisamente ridimensionato
- il rapporto con l’UE
- la riforma delle istituzioni: non cambiano dall’Ottocento


