Un aggiornamento al post di qualche giorno fa.
La lettura della ricerca Giornali e Internet: come uscire dalla crisi? è stata molto interessante. Chi avesse fretta, si legga l’executive summary, ben fatto, che riassume le conclusioni più interessanti. Chi ha più tempo, non si perda tutti i dati che Pietro Macrì, sotto la supervisione di Marcello Foa, ha saputo raccogliere e contestualizzare.
Io mi limito a segnalare dati e riflessioni che più mi hanno colpito (tra parentesi quadre i miei commenti):
- il valore dell’investimento pubblicitario sul web non supera il 10% dei ricavi complessivi dei giornali
- la concorrenza di Google è importante e percepita, più come – appunto – concorrenza che non come opportunità
- per la stampa, il 60% dei costi è industriale (25%-35% carta e stampa; 30%-40% distribuzione) mentre il 15%-25% è il costo della redazione
- il sistema ibrido online-offline sembra essere l’unico sostenibile a breve-medio periodo
- l’informazione generalista è destinata a essere realizzata da pochi grandi gruppi
- gli altri si devono focalizzare a livello locale [oppure nicchia?] e linkare il resto
- il giornalismo del futuro sarà multimediale e interattivo, quindi i giornalisti devono saper accettare il cambiamento tecnologico [forse dovrebbero sostenerlo e padroneggiarlo, più che accettarlo come se fosse imposto]
- il web favorirà la moltiplicazione delle testate [urrà] accompagnate da redazioni più snelle e flessibili [ah]
- metrica: gli accessi unici sono un criterio valido? [no, vedi tutti gli studi sulle analisi degli usi di un sito web]
- i protagonisti del mondo del media (giornalisti, editori, pubblicitari [e i lettori? non fanno parte del mondo dei media?]), perlomeno quelli saggi, si rendono conto che internet favorisce condivisione e complementarietà, ma è necessario cambiare approccio
- tra carta e online, il mondo dei media non ha mai avuto tanti lettori come ora
Esempio interessanti di integrazione online-offline, con abbonamento: il Corriere del Ticino
Intanto, rispetto ad anni fa, nessuno si sogna di discutere se internet sia o no un canale distributivo e culturale interessante.





