[en] Thinking on citizen journalism.
Oggi il Corriere del Ticino pubblica un articolo di Natascha Fioretti (European Journalism Observatory) sul citizen journalism, accompagnato da un editoriale del direttore Giancarlo DIllena. Il tema riprende le ricerche sui blog svolte nel 2006 (Blog e giornalismo, l’era della complementarietà , a cui ho partecipato e di cui ho parlato qui) e qualche mese fa (I giornali e Internet verso un modello sostenibile, di Piero Macrì).
Natascha intervista Francesco Piccinini, project manager e ideatore, con Carlo Revelli, di AgoraVox, un’iniziativa di giornalismo partecipativo già presente in Francia, pronta a sbarcare in Italia, che merita attenzione.
Il direttore Dillena, d’altra parte, non è sicuro che il giornalismo dei cittadini sia sempre una buona cosa, mettendo l’accento sulla professionalità del giornalista, che non è un mero amplificatore di notizie ma svolge una funzione di “identificazione, selezione, verifica, ponderazione, contestualizzazione e presentazione”.
Credo si possa riconoscere un’utilità del citizen journalism in tre contesti:
- l’emergenza: in caso di eventi repentini come incidenti, attentati, terremoti, ecc, i cittadini presenti sul posto possono mostrare e raccontare quanto succede più rapidamente di quanto può fare qualsiasi reporter;
- l’approfondimento: alcuni temi complessi possono essere capiti e spiegati solo da esperti, i quali dai loro blog commentano e approfondiscono questioni che i giornalisti possono affrontare solo superficialmente;
- la critica e l’agenda setting: se i big media commettono qualche errore, i cittadini possono intervenire. Se tralasciano qualcosa, i cittadini possono costringerli a rivedere l’agenda setting.
C’è altro?





